L’igienista dentale: il suo ruolo oggi

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Come si curano i denti in un paziente con bisogni speciali, dunque da quello epilettico a quello autistico, fino ad arrivare a quello terminale? Il punto è stato fatto dalla Commissione nazionale dei corsi di studi in igiene dentale in un convegno organizzato a Novara dal titolo ‘La cura del cavo orale nei pazienti special needs”.

Il presidente del corso di studi in Igiene dentale dell’Università del Piemonte Orientale ‘Amedeo Avogadro’ di Novara, Pier Luigi Foglio Bonda, ha lanciato l’argomento spiegando come, in odontoiatria, si definisca ‘paziente con bisogni speciali’ quello che richiede, durante la terapia, tempi e modi diversi rispetto a quelli per il paziente di routine. “Parliamo di persone in cui anche trattamenti odontoiatrici routinari diventano complessi”. Lo scopo dell’odontoiatria speciale “è consentire anche a tali pazienti di venire curati adeguatamente, seppure in spazi e con tempi allungati”. Ha quindi aggiunto come, in simili pazienti, “la prevenzione primaria e secondaria delle malattie dento-parodontali, compito primario degli igienisti dentali, sia di fondamentale importanza”.

Maria Rita Giuca, presidente del corso di studi in Igiene dentale all’Università di Pisa e presidente della Commissione nazionale Csid, ha aggiunto: “La rivoluzione demografica e le trasformazioni sociali hanno trasformato, anche in campo odontoiatrico, la terapia, in particolare con l’insorgenza di nuovi problemi socio- sanitari”. Tra questi: l’accesso alle cure odontoiatriche in soggetti clinicamente e socialmente fragili, “per i quali l’approccio multidisciplinare sia un modello di intervento efficace”. Insomma, centrale è il ruolo dell’igienista dentale e centrale è la prevenzione. “Con programmi personalizzati” all’interno di un team multidisciplinare. “Particolarmente efficaci sono gli interventi preventivi individualizzati, mirati alle reali necessità e possibilità del singolo paziente e incentrati su alcuni aspetti degli stili di vita; in tal modo la trasversalità dei messaggi proposti dall’igienista nei confronti del controllo del biofilm batterico, di una corretta alimentazione, dei danni derivati dal fumo, del consumo rischioso e dannoso di alcol, si riflettono automaticamente su patologie a elevatissima prevalenza, come le malattie cardiovascolari, la sindrome metabolica, il diabete, la Bpco e le neoplasie”.

Sono stati presi in esame, in particolare, il paziente con disturbo dello spettro autistico, affetto da epilessia, da sindrome di Martin-Bell (o del cromosoma X-fragile), il bambino affetto da leucemia, il paziente terminale e l’impatto di cecità e sordità nella comunicazione in igiene orali. “Pazienti su cui non si può improvvisare e dove solo il giusto mix di competenze ed esperienza sul campo porta a risultati”.

Il Servizio Sanitario Nazionale ha bisogno degli igienisti dentali

L’igienista dentale deve dunque aver svolto un corso di studi pianificato scrupolosamente e uniformato nel tempo per “il raggiungimento delle necessarie competenze professionali”. Per arrivare a questo risultato, è necessaria “un’appropriata formazione teorica, affiancata da un’accurata preparazione clinico-pratica, assicurata dal tirocinio personalizzante che prevede la frequenza di vari reparti ospedalieri e il contatto costante con realtà e situazioni cliniche speciali che offrono a docenti, tutor e studenti nuove opportunità per crescere umanamente e professionalmente”. Foglio Bonda ha fatto presente come oggi “i portatori di malattie croniche invalidanti siano in costante aumento”.

L’igienista dentale, in collaborazione con l’odontoiatra, in questi casi “deve istruire e motivare non solo il paziente, ma anche i famigliari e gli assistenti alle corrette metodiche di igiene orale domiciliare, consigliando materiali e metodi appropriati per il raggiungimento delle migliori condizioni di salute orale, compatibili con quella del paziente”.

La professione di igienista dentale sta mutando profondamente. E si sta anche affermando sempre di più grazie alla nascita di corsi di studi e di master in tutto il Paese. Siamo arrivati all’istituzione di un vero e proprio albo professionale. Oggi l’igienista dentale può lavorare come dipendente e come libero professionista, ma sempre su indicazione degli odontoiatri e degli specialisti in odontoiatria: “Si sta specializzando sempre di più nella comunicazione con il paziente, nella prevenzione delle malattie del cavo orale, nell’istruzione e nella motivazione alle corrette metodiche di igiene orale, al trattamento della malattia paradontale”.

Ci sono comunque dei problemi per il lavoro dell’igienista dentale, puntualmente segnalati da Foglio Bonda: “Il suo campo di applicazione è purtroppo prevalentemente limitato alla libera professione, rarissime sono le figure inserite negli organici del Servizio sanitario nazionale, dove viceversa il suo ruolo sarebbe fondamentale per la prevenzione primaria delle malattie oro-dentali placca-indotte e per il mantenimento di buone condizioni di salute in tutta la popolazione con l’attuazione delle misure di prevenzione secondaria e terziaria”. Concetto ribadito anche da Maria Rita Giuca: “Il Ssn, luogo principe per la prevenzione sanitaria, non vede praticamente la presenza di igienisti dentali”. Il suo maggiore coinvolgimento all’interno del Ssn aprirebbe invece alla possibilità di intervenire direttamente nelle scuole, nei consultori, nelle residenze sanitarie per anziani e nei casi di disabilità.

Foglio Bonda continua: “La Commissione nazionale dei corsi di laurea in igiene dentale è dal 2002 che chiede in tutte le sedi istituzionali l’assunzione da parte del Ssn degli igienisti dentali. Il loro inserimento negli ospedali sarebbe di grande aiuto nel trattamento dei pazienti ‘special needs’. Basti pensare agli immunodepressi per patologie sistemiche o secondari a terapie farmacologiche e/o radioterapiche; infatti questi pazienti hanno frequenti complicanze al cavo orale specie di natura batterica e micotica che gli igienisti dentali potrebbero prevenire e intercettare. I pazienti allettati e non collaboranti avrebbero un grande giovamento dal mantenimento di una buona igiene orale. Sarebbero possibili tanti altri esempi di impiego di questi operatori sanitari negli ospedali. Inutile sottolineare il ruolo che avrebbero nell’educazione dei pazienti alla corretta salute orale, specie nei reparti di pediatria”.

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